Pubblicato il 16-06-2015 da Luca Balducci - ( 2210 letture )
Una malattia molto spesso non riconosciuta e, quando diagnosticata, non curata a dovere. È l’insidia della Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività che è noto soprattutto quando riguarda bambini, ma che spesso continua ad affliggere per l’intero ciclo di vita chi ne è colpito. Secondo studi epidemiologici internazionali, l’Adhd colpisce tra il 3 ed il 4,5 % della popolazione adulta. Ciò giustifica, pur in mancanza di dati rappresentativi a livello nazionale, la previsione che in Italia almeno due milioni di persone maggiorenni soffrano del disturbo, con una prevalenza superiore tra i maschi. Il quadro clinico si caratterizza in una vasta serie di difficoltà nel prestare e mantenere l’attenzione, nell’ottemperare a istruzioni, a portare a termine i compiti affidati, ad organizzare in modo adeguato la propria esistenza. A questo si aggiunge la propensione ad evitare impegni che richiedono uno sforzo mentale protratto, la distraibilità a seguito di comparsa di stimoli esterni, la sbadataggine, l’agitazione e la difficoltà a stare seduto, la tendenza a sentirsi continuamente sotto pressione. Gli adulti con Adhd presentano, infatti, oltre ad una storia di scarso rendimento scolastico, un eccesso di separazioni e divorzi, più elevate probabilità di difficoltà lavorative, più sfavorevoli condizioni socio-economiche ed un maggior rischio di andare incontro sia ad incidenti stradali che ad eventi traumatici in genere. Inoltre, gli adulti che presentano questa patologia lamentano un eccesso di condotte suicidarie, tassi particolarmente elevati di co-diagnosi con altri disturbi mentali, in particolare disturbi d’ansia, dell’umore e, soprattutto, disturbi associati all’uso di sostanze stupefacenti.
Fonte QS

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