Bologna-Pratello

Pubblicato il 08-07-2015 da Luca Balducci - ( 951 letture )

 

All’istituto penale minorile regionale di Bologna “i numeri sono tornati ai tempi del sovraffollamento del 2012”, ma sono “evidenti le migliorie alla qualità della vita dei ragazzi”, perché “tutti svolgono qualche attività”, come il laboratorio di musica rap e un progetto realizzato con la Onlus Informatici senza frontiere. Lo segnala la Garante regionale delle persone private della libertà Desi Bruno, che il 3 luglio si è recata in visita al Pratello accompagnata dal direttore dell’istituto, Alfonso Paggiarino, e dal comandante della Polizia penitenziaria. A fronte di una capienza di 22 persone, al momento della visita i ragazzi erano 25, di cui 5 in aggravamento di pena: solo 8 i minorenni e molti i giovani adulti, di cui 15 fino ai 21 anni e tre tra i 24 e i 25 anni. Si tratta, osserva Bruno, “di una fascia di età troppo ampia, che presenta problemi disomogenei e per cui sarebbero necessari percorsi differenziati”. I detenuti sono quasi tutti stranieri, con 2 soli italiani presenti, e per questo “è importante dare vita a interventi mirati per la peculiarità delle situazioni e delle necessità”. L’ufficio del Garante, prosegue Bruno, “ha recentemente rinnovato per un biennio il Protocollo d’intesa insieme al Centro di giustizia minorile per la prosecuzione delle attività di informazione giuridica e consulenza extra-giudiziale in favore dei minorenni stranieri, nonché di consulenza e supporto alle direzioni e agli operatori delle strutture in materia di immigrazione”. Un progetto, spiega Bruno, che “risponde ai problemi indifferibili di questi ragazzi, tra cui il permesso di soggiorno”. Un occhio di riguardo anche alla frequenza scolastica: quattro le licenze medie ottenute e quattro i crediti rilasciati per la partecipazione a corsi per la ristorazione e al laboratorio di scenotecnica. Inoltre la palestra, inaugurata ad aprile, è “ben organizzata, ripulita e imbiancata”. Infine, è stata costituita “la commissione vitto, formata da tre ragazzi - uno musulmano, due di altre fedi - e un operatore dell’area pedagogica, a garanzia della qualità del cibo e rispondenza alle esigenze particolari”.

 

                                                                             

 

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