Pubblicato il 13-04-2016 da Presidente Nazionale ANEP Maria Rita Venturini - ( 4127 letture )
La proposta di legge licenziata dalla commissione VII della Camera sulle figure educative è in esame delle varie commissioni.
In particolare ieri la commissione lavoro ha reinviato l'esame del provvedimento ritenendo di dover approfondire gli aspetti legati alle tipologie contrattuali del rapporto di lavoro nonchè la disciplina transitoria dell'articolo 15 che ricordiamo riguardare le norme transitorie di accesso alla professione.
Anche la commissione bilancio ha reinviato la discussione perchè la proposta, oltre a non contenere una relazione tecnica, all'art. 16 cita una formulazione ritenuta non opportuna.
La commissione XII Affari sociali ha aperto ieri la discussione (è calendarizzata per oggi altra seduta sul tema).
All'interno della commissione è stato asserito che il testo proposto appare come il "risultato di una mediazione eccessiva che non supera completamente una duplicazione, che appare difficilmente comprensibile in ambito europeo".
Quest' affermazione ci trova completamente daccordo: se vogliamo farci comprendere dall'Europa è necessario fare un passo indietro rispetto alla duplicazione di una figura professionale. Tale duplicazione infatti non sarà utile a nessuno se non a confermare due percorsi di laurea.
Continuiamo ad affermare che per l'EP, che è sociale e sanitario, basta un solo corso di laurea fatto in collegamento tra Medicina e Scienze dell'Educazione con pari dignità tra le due Università che cooperano per dare al professionista adeguate conoscenze e competenze teoriche, tecniche e pratiche nonchè abilitazione alla professione.
E' stato anche affermato che "c'è la necessità di un approccio olistico-integrato che tenga conto degli aspetti multidisciplinari, segnalando che in molte Regioni si tende ad una dequalificazione del personale che opera nei servizi socio-sanitari, anche come forma di risparmio.
Anche quest' affermazione ci trova completamente daccordo sia per gli aspetti multidisciplinari della professione sia per il fatto che, se non si torna indietro sulla collocazione della figura all'interno della legge 4/2013, la professione continuerà di fatto a non essere regolamentata con tutte le conseguenze di dequalificazione dei professionisti e ancor più grave dei servizi.
Leggi la lettera inviata alle commissioni
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